LE MURA VENEZIANE DI CREMA NELLA STORIA
Sabato 21 marzo 2026 presso la sala Cremonesi del museo civico di Crema, l’Araldo in collaborazione con il TCI ha presentato uno studio elaborato da Umberto Cassi sulle Mura Veneziane di Crema nella storia.
Dopo i saluti istituzionali iniziali del consigliere comunale Ilaria Chiodo che ha voluto ringraziare e rimarcare l’importanza di questo studio approfondito su un luogo specifico della città, nel suo breve intervento ha voluto anche sottolineare principalmente l’aspetto positivo di un giovane, Umberto Cassi, che si è occupato di approfondire e porre attenzione a luoghi e aspetti del patrimonio culturale, artistico e storico della città. Purtroppo questi fatti e questi luoghi che raccontano momenti e avvenimenti importanti della nostra storia spesso sono poco valorizzati se non addirittura dimenticati.
Il primo intervento ad opera di Gian Attilio Puerari, vice presidente de l’Araldo, è stato un interessantissimo excursus storico che partendo dall’origine della città e della sua ulteriore crescita, ha posto e rimarcato l’attenzione sulla costruzione delle sue difese esterne che si sono modificate nel corso dei secoli a seguito del suo normale sviluppo e ampliamento.
Nella storia delle origini, geograficamente, Crema, sorge sull’Isola Fulcheria, una zona emersa nel lago Gerundo. L’acqua che la circonda è melmosa e putrida al punto che può già essere considerata una difesa naturale.
Probabilmente la struttura della città è inizialmente quella di un insediamento militare con una cinta fortificata in palizzate di legno. Nel tempo assume anche un ruolo amministrativo e doganale essendo questo insediamento collocato al centro di direttrici importanti tra il nord e il sud e l’est e l’ovest della pianura padana.
Nei secoli, crescendo e perdendo in parte la funzione militare, questo insediamento si articola ulteriormente anche attraverso la costruzione di abitazioni civili. Con il passare del tempo, ampliandosi, subentra la necessità di aumentare e potenziare le sue fortificazioni. Queste non sono più in legno ma in muratura, infatti la necessità di una maggiore protezione porta alla costruzione di mura vere e proprie e lo scavo di un fossato che la circondi.
Sicuramente nel 1159, anno dell’assedio della città da parte di Federico Barbarossa, le mura erano ben strutturate con dei torrioni ed un fossato.
Col passare del tempo e mutando anche il modo di combattere le mura subiscono continui ampliamenti e modifiche.
Umberto Cassi si inserisce a questo punto ponendo l’attenzione sulle nuove armi da guerra che vengono utilizzate con l’utilizzo della polvere da sparo e sulla nuova struttura muraria che deve circondare la città come protezione.
Se prima le macchine da guerra erano Torri d’Assedio, Catapulte, Arieti, utilizzate con grande dispendio di forza umana, adesso si utilizzano Bombarde, Cannoni e Archibugi. Di conseguenza i baluardi di difesa devono fare fronte a strumenti molto più distruttivi.
Le mura non sono più piatte ma hanno degli spigoli vivi alle estremità e arrotondate in prossimità di torri per fare in modo che i proiettili vengano deviati e l’impatto risulti meno devastante.
Le difese non sono più solo passive, ma diventano attive con la possibilità da parte degli assediati di movimentare artiglieria sulle mura per contrastare gli assedianti.
Quando nel 1449 Crema entra nell’orbita della Repubblica di Venezia, in qualità di provincia veneziana, ottiene privilegi e autonomia. Questo gli permette di progettare e costruire una nuova cinta muraria con partecipazione alle spese da parte della stessa repubblica veneta.
Le mura quindi vengono modificate, vengono aggiunti dei bastioni e la lunghezza totale delle mura arriva a 2720 m. con un’altezza di 7 m.
Con la caduta della repubblica di Venezia per mano dei Francesi nel 1797, le mura vengono quasi interamente smantellate privatizzando le porte e i vari torrioni.
Prosegue a questo punto Mario Cassi per completare la descrizione storica e per illustrare quanto rimasto ai giorni nostri.
Napoleone arriva a Crema nel 1797 e nella sua smania iconoclastica distrugge l’archivio storico della città compreso tutto quanto faceva riferimento alla nobiltà (le parrucche e gli stemmi dei rettori veneti che vengono scalpellati come ancora si può vedere sulla parte alta del colonnato di piazza duomo).
Altri avvenimenti contribuiscono alla loro distruzione: il terremoto del 12 maggio 1802 e la vendita nel 1809 di un Castello edificato in zona porta Serio.
Nel 1816 arrivano gli austriaci che vi rimangono fino al 1859; tengono quel che rimane delle mura come baluardo per far pagare il dazio a chi entra in città.
Come ultima operazione, nel 1919 vengono demoliti gli edifici posti a fianco di porta Serio e di porta Ombriano e sbrecciate le mura in diversi punti per farne dei passaggi viari.
Oggi non è rimasto quasi nulla. Solo qualche porzione che serve solo a portare alla memoria un passato memorabile ormai dimenticato.
E’ auspicabile che ciò che è rimasto non diventi vittima di abbandono, ma al contrario venga recuperato, restaurato e valorizzato per non perdere e dimenticare ciò che è stato importante per la formazione e la crescita di Crema nel tempo.




