Villa Obizza
Ancora un tentativo per salvare " l'Obizza "
Ormai la settecentesca villa Obizza, situata in località Bottaiano, dopo decenni d’incuria, è ridotta in uno stato di drammatico abbandono e desolante sfacelo.Questo implica il rischio di perdere una significativa testimonianza relativa alla particolare struttura architettonica riguardante le storiche dimore nobiliari del nostro territorio.
Il circolo culturale cremasco l’Araldo, nel tentativo di tutelare e diffondere le testimonianze storiche e culturali relative al territorio locale, è intenzionato a promuovere una campagna mirata al recupero architettonico di quest’importante monumento.
L’ultimo grido d’allarme lo hanno lanciato i locali giornali “ La Provincia” ed “Il Nuovo Torrazzo” in due articoli, il primo in data 30 marzo 2005 che raccoglieva l’accurato appello dell’ex sindaco del Comune di Ricengo, Ruggero Zerbini, il secondo in data 2 aprile con le dichiarazioni del sovrintendente alle Belle Arti di Brescia Luca Rinaldi.
L’Araldo si propone di promuovere un comitato di volenterosi, in ambito pubblico e privato, con l’intento di contribuire al recupero della villa; inoltre cercherà di attivare tutti quei mezzi idonei a sensibilizzare l’opinione pubblica, che già in altre occasioni, ha mostrato interesse a problematiche simili.
Il presidente Mario Cassi
La Storia
Gli Obizzi risultano essere proprietari di fondi, e relativi edifici agricoli, nel comune di Bottaiano già dal 1554. Fu solo alla fine del 1600 che si diede inizio alla costruzione della villa, per volontà di Giò Matteo Obizzi, nobile consigliere della città di Crema. La villa venne terminata nel 1702, come risulta da due epigrafi poste sull’edificio.
La proprietà della villa passò dagli Obizzi ai Monticelli nei primi anni del 1800. Con la morte di Vincenzo Monticelli, che sposò Maria Obizzi nel 1816, si estinse la famiglia Obizzi. Negli anni successivi i diversi eredi spogliarono la villa di tutte le suppellettili (compresi splendidi arazzi di Fiandra e i camini), trasferendoli nella villa di Ripalta Guerina.
Da quel momento la Villa Obizza subì un progressivo abbandono. Nell’area della villa continuava l’attività agricola e l’edificio nobile divenne addirittura deposito per le derrate agricole, nonostante che, il 13 aprile 1912, l’immobile venisse posto sotto vincolo artistico. Nel 1927 Luigi Monticelli vende la proprietà ad Emilio Pradoni di Milano.
Dopo i fasti settecenteschi, la villa venne affittata ai conduttori dei fondi, fino agli anni ’50 del secolo scorso. Dopo la guerra, con il boom industriale, villa e terreni subirono le conseguenze dello spopolamento delle campagne. Abitata da un custode fino al 1971, da quell’anno rimase poi abbandonata, mentre continuava l’attività agricola. Nel febbraio del 1979 il signor Pradoni mise in vendita villa ed azienda, che vennero acquistate dal signor Remo Invernizzi. Lo stato di trascuratezza della villa non venne però contrastato e nel 1988 crollò una parte del tetto del timpano, causando gravi lesioni ai saloni interni.
La Villa
La Villa
Di impianto chiaramente Palladiano, la villa si distingue per il suo intimo contatto con l’ambiente ma si pone anche come elemento di distinzione nel paesaggio. L’orientamento della villa vera e propria è sull’asse est-ovest. Davanti alla facciata principale troviamo un giardino di impianto quadrato, a sud una prima corte rustica: all’angolo di questa troviamo l’oratorio di San Michele, presente in loco dall’epoca longobarda e ricostruito grazie al volere di Isabella Vimercati Sanseverino attorno al 1578. A nord della villa esisteva, già dal 1840 circa, una casa di villeggiatura a corte che faceva da pendent. Dietro la villa (ad oriente) troviamo la corte rustica principale, agganciata con due corpi minori all’edificio nobile, così da formare la classica U settecentesca (un tempo chiusa con un emiciclo, oggi scomparso e sostituito da una moderna stalla). A est della villa, di fronte all’esedra d’ingresso, oltre la strada, abbiamo una ulteriore grande corte con edifici rustici di pregio.
La villa vera e propria è composta da un compatto corpo cubico, elevato di tre piani, con una copertura a quattro falde, interrotta dall’alzato del timpano. La pianta dell’edificio, che si ripete ai tre piani, è molto semplice ed è costituita da un salone passante centrale, due sale quadrate ai due lati, in più un ulteriore spazio ad ovest diviso in tre vani: in quello a sud è stata ricavata la scala, quello centrale fa da atrio e a nord da sala di servizio. Questo schema di distribuzione degli spazi interni è in linea con i canoni distributivi di numerosissime ville venete. Le facciate principali, abbastanza simili nella loro composizione, sono segnate dai tre ordini di piani, con una disposizione equilibrata delle aperture, senza particolari soluzioni sia architettoniche (eventuali loggiati come in altre ville) sia decorative (le cornici delle finestre sono semplici cornici archivoltate). Elemento peculiare della facciata è il timpano, a sancire la sacralità templare della villa stessa.
All’interno meritano una citazione:
- il salone d’onore, che in altezza arriva a inglobare anche il mezzanino. È caratterizzato da un imponente soffitto a padiglione, poggiante sulla cornice con contrafforti e quattro grandi pennacchi d’angolo. Al centro un rosone a stucco formato da una circonferenza alla quale si appoggiano quattro triangoli in posizione ortogonale;
- il mezzanino posto in fregio al salone e prospettante nel salone stesso attraverso tre finestrelle simmetriche, a cui si accede da un atrio voltato ad archi ribassati sorretti da due eleganti colonnine;
- il salone posto all’ultimo piano, molto solenne, caratterizzato da un soffitto a cassettoni lavorati (un tempo decorati), di grande altezza dovuta alla presenza del timpano che sopralza il tetto lungo tutto l’asse est-ovest.
Brevi cenni sui tentativi di recupero
Brevi cenni sui tentativi di recupero
I primi allarmi per il degrado della Villa Obizza di Ricengo (comune vicino a Crema, in provincia di Cremona) furono denunciati dal Comune stesso oltre quindici anni fa, per mezzo di diffide alla proprietà e segnalazioni alla Sovrintendenza.
La villa è ancora attualmente proprietà di una società facente capo a Remo Invernizzi, imprenditore caseario. Nel 2003, grazie ai buoni uffici e all'insistenza di Daniele Verga, l’urgenza del recupero della villa fu riportato all’attenzione pubblica con una conferenza stampa a Crema alla presenza dell’allora sottosegretario ai beni culturali On. Vittorio Sgarbi. Nonostante si confermi pubblicamente la necessità di intervenire con urgenza, nessuno di fatto interviene.
Dal 2003 ad oggi non è stato fatto più nulla né in termini di diffida o denuncia alla proprietà nè in termini di trattativa per acquisire la villa. Il piccolo comune di Ricengo non è economicamente in grado di sostenere una tale impresa né avrebbe titolo per farlo. La tutela dei beni storico architettonici sottoposti a vincol spetta al proprietario e in seconda istanza allo Stato e ai suoi organi preposti (le Sovrintendenze).
Le immagini che trovate nella galleria fotografica (pagina precedente), mostrano lo stato già degradato del 1990 e del 2003, data dell'ultimo sopralluogo. In quest’ultimo anno l'immobile ha subito ulteriori gravissimi danni con il crollo di un'ulteriore parte di tetto e dell'esedra. Ora le pareti stanno mostrando segni evidenti di incurvatura che prelude ad un prossimo fatale collasso.
Nell’ultimo anno si è venuto a creare un gruppo di privati cittadini riuniti nel Comitato Amici dell’Obizza a ricordo di Daniele Verga, promosso dal circolo culturale l’Araldo di Crema, che si è fatto carico di riprendere le fila della vicenda e a seguito di una conferenza stampa tenutasi a Crema il 18 giugno scorso ha annunciato l’intenzione di affiancarsi agli enti pubblici (comune di Ricengo, Provincia di Cremona e quanti altri) per recuperare la villa e rivalutarla destinandola a progetti di utilità comune con i quali la villa possa mantenersi nel tempo.
Il comitato intende costituirsi in fondazione in partecipazione pubblica e privata per rilevare l’Obizza dall’attuale proprietà che lo Stato ha vincolato mediante un preciso decreto legislativo (ex L 1089/1939) come patrimonio di interesse pubblico.
Abbiamo nel frattempo ottenuto il prestigioso appoggio del Presidente dell'Istituto delle Ville Venete, Ing Zerbinati, ora Presidente dell'Associazione Ville, Dimore e Giardini d'Italia
Villa Obizza è inserita tra i progetti dei prossimi Accordi di Programma (come già avvenne nel maggio 2003 quando la villa fu parte del documento "Tavolo Territoriale di Confronto di Cremona") consentirebbe quindi alla fondazione pubblico-privata, di usufruire di ulteriori fondi per la valorizzazione di Villa Obizza, evitando quindi di gravare unicamente sui fondi del ministero e delle sovrintendenze. È stato inoltre firmato un protocollo di intesa tra provincia e soprintendenza, una, auspichiamo, chiara dichiarazione di intenti per un intervento entro pochi mesi.
