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Le  Opere

 

 

 

Elenco dei Nobili Lombardi

 

Riproporre questo”ELENCO DEI NOBILI LOMBARDI”, dopo centosessant'anni, è un atto di fiducia nell’interesse che le nostre memorie storiche ancora suscitano, pure al di fuori degli ambienti specialistici. Un caloroso plauso, quindi, al gruppo culturale cremasco “l’Araldo” che ha promosso questa iniziativa con l’abituale slancio e l’intelligente entusiasmo dei suoi volenterosi componenti.L’edizione del 1840, che qui viene presentata, è un aggiornamento di quella  precedente del 1828: e quindi l’opera vede la luce pochissimi anni dopo la conclusione del congresso di Vienna che aveva ristabilito i vecchi equilibri politici europei, dopo il trentennio rivoluzionario e napoleonico. 

L’Austria, ha costituito il Regno Lombardo-Veneto “incorporato in perpetuo all’impero Austriaco come parte integrante”, e “l’imperial Regia Stamperia” di Milano, pubblicando quest’opera non può certo illudersi che si tratti di un elenco di “fedelissimi d’antica data”.

(dalla presentazione del Dr.Ferrante Benvenuti; Ombriano, 14-02-2000)

 

 

Gli stemmi delle dominazioni di Crema

..."Nella storia Italiana un'epoca delle più sciagurate è quella delle invasioni dei Barbari, epoca di rapine, sangue, di distruzione". Re degli Unni dal 434 unificò le tribù unne, sottomise numerose popolazioni germaniche e impose tributi e doveri agli imperi d'oriente e d'occidente rivolgendosi poi in armi contro di loro...                                               ( dallo stemma di Attila )

Una straordinaria documentazione, come avrete notato sin dai primi passaggi, è raccolta in questo raro testo di pregiata fattura. Le foto degli stemmi prodotte direttamente dall'originale. Documenti unici, mai presentati al pubblico in forma tanto professionale, piacevole e coinvolgente. Dal dominio di Attila a quello spagnolo passando per la Corona Ferrea fino al Regno d'Italia. Un inedito viaggio attraverso i simboli che smuovevano gli eserciti in battaglia e sancivano l'imporsi degli imperi.

Come dichiara lo stesso presidente Mario Cassi nella sua introduzione: "A fine lavoro si ha un riepilogo cronologico della nostra storia locale (e non solo), accompagnato da stemmi finemente ricamati molto espressivi, che per la prima volta sono riprodotti grazie al permesso del proprietario in sole cinquanta copie numerate. Certi di contribuire alla divulgazione e valorizzazione obiettiva e integrale della Storia, cosa assai

 

Anni  ' 30 immagini del tempo

" L'arte dell'avvenire sarà potentemente pubblicitaria ! "Quest'affermazione lapidaria, contenuta in un manifesto del 1931 intitolato "Il Futurismo e l'arte pubblicitaria", pare introduca e illustri assai bene le pagine che il nostro lettore si accinge a sfogliare. Per meglio spiegare il proprio pensiero l'eclettico autore del manifesto, pittore, scultore, poeta, Fortunato Depero, aggiunge che "l'arte del passato servì ad esaltare il passato (mentre) lo splendore nostro, le glorie nostre, gli uomini nostri, i prodotti nostri hanno bisogno di un'arte nuova altrettanto splendente".Gli anni trenta sono anni d'ottimismo e di voglia di fare che si manifestano in tutte le attività umane: dall'architettura alla musica, dalla pittura alla scienza, dalla tecnica al teatro ed alla poesia. Nell'Europa occidentale si riscoprono le parole d'ordine del Futurismo, che parevano spazzate via dalla grande depressione del '29 con le sue dolorose conseguenze per molte società ricche: la velocità, la luce, il volo, la macchina, il treno, l'aereo come contrassegni di modernità, novità, progresso e sviluppo destinati a traghettare rapidamente e vittoriosamente l'uomo nella "radiosa magnificenza del futuro". Tutto questo si materializza anche nei manifesti pubblicitari, espressione di una nuova arte che rappresenta e divulga lo "spirito dei tempi" raffigurandone le realizzazioni più specifiche ed i successivi conseguiti. La raccolta di manifesti degli anni '30, che "L'Araldo" vi presenta in questo volume, costituisce quindi non solo un campionario significativo di ciò che quei tempi hanno prodotto ma anche una testimonianza tangibile della fierezza con cui tutto ciò era comunicato nel modo più attraente e idoneo a suscitare entusiasmi e speranze.

 

Gli echi lontani di una paura...il terremoto di Crema

Del terremoto che colpì Crema e il Cremasco nel 1802 ci sono pubblicazioni, ma anche scritti e documenti inediti. Ora, per intraprendenza del gruppo "L'Araldo", ormai benemerito promotore d'iniziative culturali, si presenta sull'argomento un nuovo valido studio relativo al triste evento, e fatto certamente peculiare, si da alle stampe una serie di documenti ricercati, ordinati, presentati con le consuete perizie e passione, che animano i soci del sodalizio. 

Documenti per la prima volta presentati in stampa ai lettori. 1802. Grandi eventi: comizi di Lione, Repubblica Cisalpina ribattezzata in "Repubblica Italiana", pace d'Amiens tra Francia da una parte e Spagna e Inghilterra dall'altra, Concordato tra Francia e Santa Sede, annessione del Piemonte alla Francia, Napoleone proclamato console a vita. 1802. Piccoli, eppur significativi fatti di casa nostra: vescovado adibito a sottoprefettura, istituzione della Società d'Agricoltura, illuminazione pubblica della città con fanali ad olio. Ebbene, nessuno degli uni e degli altri eventi o fatti suscitarono nei Cremaschi così forte, diffuso, duraturo ricordo, come il terremoto verificatosi alle ore 10,20 di martedì 12 Maggio 1802

 

Regno della Lombardia e Venezia

Il pregio e l'interesse di una Mostra è costituito dal fatto che essa raccoglie, per una volta e in unico luogo, oggetti, documenti e immagini, riguardanti uno specifico argomento, che sono normalmente disseminati in diverse sedi e quindi difficilmente visibili dal pubblico. Tale strumento di diffusione della conoscenza avrebbe, però, un limite oggettivo nella fugacità dell'evento che rischierebbe di renderlo effimero, se non si provvedesse a "fotografarlo" in modo da lasciarne traccia duratura. Il catalogo che vi presentiamo vuole assolvere questo ruolo offrendo, nel contempo, quale valore aggiunto, il prezioso contributo d'uomini di cultura della nostra Città quali Savoia, Dal Negro ed Ermentini che, sotto diverse angolazioni, incorniciano le immagini nel loro contesto storico. 

Il Regno del Lombardo Veneto ha avuto la singolare ventura di rimanere, negli studi degli storici come pure nella percezione del pubblico più ampio, non solo come un periodo, fra i tanti, di dominazione straniera sull'Italia, ma anche come patrimonio della memoria da custodire gelosamente, momento di "Storia Patria" che, nel bene e nel male, ha contribuito potentemente a forgiare i caratteri distintivi, e la fierezza di possederli, dei popoli che di questo regno sono stati i sudditi.

 

Trentasei anni di storia cremasca

Pubblicazione eccezionale con documentazione straordinarie ed esaurienti in ogni sua parte, specialmente nel capitolo cronologico. Si scopre ad esempio con stupore e piacere che i nativi di viale S. Maria divengono cittadini Cremaschi solo nel 1928 in quanto il quartiere faceva in precedenza parte del piccolo comune di S. Maria. E di seguito ognuno può divertirsi, scorrendo l'interessantissimo compendio cronologico: scoprirà date ed avvenimenti, anche non vissuti, relativi e paralleli alla propria vita durante questi "Trentasei Anni". Nel 1930 i fanali a gas sono sostituiti da lampade elettriche. Un marito, giocatore incallito, rientrava sempre a casa in ore antelucane. Si mise d'accordo con l'incaricato perché spegnesse il fanale a gas sotto casa sua dieci minuti dopo il suo rientro, in modo che la moglie pensasse non è poi tanto tardi, è ancora acceso. Uno di questi incaricati, cambiato forzatamente mestiere al cambio dell'impianto di illuminazione notturna, alla sua morte fu ricordato dagli affissi murali come Accenditore/Pompiere. E poi ancora Filippo Tommaso Marinetti, Bombacci, Agello, Marazzi tutti innamorati di Crema i quali hanno lasciato segni tangibili ed indimenticabili, grazie a "L'Araldo", del loro passaggio  nella storia della nostra terra.

 

Medagliere Cremasco - dal 1828 al 1992

L’intento di questo volume è di raccogliere per la prima volta,  in’unica opera, le medaglie cremasche più significative degli ultimi 164 anni. Cercare di scrivere un libro catalogo non è una facile impresa, tutt’altro, la quantità di materiale selezionato e vasta, e  difficilmente sarà possibile realizzare un lavoro completo in senso assoluto. Anzi, sarà doveroso scrivere un secondo volume per magari inserire, distintivi ed altri materiali ritenuti per il momento di seconda importanza; per questo sarà gradita ogni segnalazione o precisazione costruttiva.

Dopo avere stabilito il periodo da trattare (dal 1828 al 1992, dal Conte Luigi Tadini alla visita del Papa a Crema), la ricerca si è spostata verso le poche medaglie pubblicate, e a quelle gelosamente custodite nelle  raccolte più importanti della città.  Le medaglie potevano essere portabili, munite di sospensione per il nastro, o non portabili, in altre parole senza appiccagnolo; potevano essere anche personalizzate, per le proprie esigenze, esempio forate per appenderle al collo, specialmente quelle religiose.  Le medaglie e i distintivi  sono cronologicamente successivi, e ci scusiamo se alcune fotografie risulteranno un po’ scure rispetto ad altre, dovuto all’ossidazione de pezzo o allo stato di conservazione. La passione, la calma ed il credere in quello che si fa, senza “aver paura d’avere coraggio”, il tempo dedicato a qust’opera dal nostro Gruppo per quasi due anni, sono stati la nostra forza . Ci scusiamo per  gli eventuali errori o dimenticanze, che ci auguriamo siano segnalate. Ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera, ed avuto con noi l’idea, in particolare l’amico Beppe Ermentini da poco scomparso al quale dedichiamo questo lavoro, che avevamo iniziato insieme. Pubblichiamo in suo ricordo una  biografia, in modo che resti nella memoria tutto il lavoro di studio e ricerca svolto nella nostra città.  

 

Relazione sul progetto di riforma del teatro sociale di Crema 1928 - 1929

 

“Un opera  drammatica fa diversa impressione alla lettura

o sulla scena: l’arte in letteratura non è l’arte in pratica,

l’arte rappresentata.”  

 (Napoleone Bonaparte)

 

Questo libro inizia con dei brevi cenni storici sul Teatro Sociale della città di Crema nel 1929 di uno scrittore anonimo, scritti per stimolare l’inizio dei lavori.  Nella storia dell’edificio elenca gli interventi sostenuti fino a quell’anno; la causa, gli spettacoli più importanti che diedero lustro alla nostra città e al circondario. Segue un progetto iniziale, molto dettagliato degli interventi da eseguire, messo a confronto con lo stato attuale dell’edificio di £. 840.000.

Continua, una relazione “progetto ridotto per limitare la spesa, per  una  cifra  stabilita  di  £. 450.000.  A tal proposito il Podestà cav. Cirillo Quilleri sostiene il progetto dell’Ing. G.B. Donati, per il quale sono stanziate 200.000 lire dal Municipio e 250.000 lire sono divise tra i palchettisti, che stipulano un “Mutuo” con la Banca Popolare. I lavori, eseguiti dal capomastro Carlo Crivelli titolare dell’omonima impresa, iniziano il 9 giugno 1929 e terminano la primavera del 1930. Da notizie riportate dagli storici e da testimoni dell’epoca, l’edificio restaurato non aveva nulla da invidiare, in proporzione, alla Scala di Milano. La cifra preventivata raddoppiò, a causa della cattiva conservazione della struttura dell’edificio, a £ 927.384. Fu l’ultimo intervento di ristrutturazione importante, che modernizzò il Teatro, prima del suo incendio, avvenuto nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 1937, che lo distrusse completamente.

  Riportiamo integralmente le tre relazioni dattiloscritte, per una facile ed interessante lettura ricca di particolari inediti, provenienti da un collezionista privato, con l’aggiunta d’altro materiale, mai pubblicato: un elenco manoscritto del 1824 delle rappresentazioni teatrali avvenute, anch’esso proveniente da una collezione privata e un raro documento, prestato da un Gentiluomo cremasco, il Conte Dr. Ferrante Benvenuti, consistente in una pianta della disposizione dei “Palchettisti” del 1750 ca. Il  30 marzo 1937, il Podestà ing. Antonio Premoli, istituì il “Prestito 1937    della   Città di Crema, al 6% ”cartella al portatore del capitale di lire e Mille.  Già nel  1936 fu emesso un Prestito 1936 della città di Crema sempre al 6%; si trattava di  n. 1264  Cartelle  a  portatore  del  capitale  di  lire  cinquecento  con  interesse semestrale, per finanziare altre iniziative.

Molto interessanti sono i tre libretti, tutti della seconda metà dell’Ottocento, provenienti da un archivio di una gentil famiglia cremasca, che descrivono due importanti melodrammi e una tragedia, recitati nel Teatro Sociale della nostra Città: il RIGOLETTO, melodramma in tre atti di F. M. Piave e musica di Giuseppe Verdi, ufficiale dell’Ordine della Legione d’Onore; POLIUTO, tragedia lirica, poesia di Salvadore Cammarano e musica del cav. Gaetano Donizzetti; RINA, melodramma in tre atti di G.Schianelli e musica d’Ernesto Franceschini. Queste opere furono rappresentate soprattutto in occasione del Carnevale della nostra città.

Infine riportiamo l’unica medaglia conosciuta, relativa al Teatro di Crema; sul rovescio è riportata la dicitura “CREMA VIVA IL TEATRO 1984”. Questa interessante medaglia coniata in metallo bianco, fu emessa dall’amministrazione dell’epoca e mai distribuita poiché il Teatro, per vari motivi, non fu realizzato.  

                                                                                      (Dalla presentazione di Mario Cassi )

 

Stemmi e Blasoni di Crema

"Hoc unum dicam: Cremam esse nobilissimam et antiquissimam…"

(Le Seriane di Alemanio Fino, 1571 )

Descrivere il blasone dei colori, delle divise e delle livree, come vedremo nel libro, ha lo scopo che tutti i lettori possano conoscere il nobile significato che trasmettono e vogliono tramandare. L’Araldica è fondamentalmente un linguaggio figurato, e uno Stemma narra un’impresa, ricorda un fatto, per questo diventa un distintivo, un cognome disegnato per una famiglia o una Città. Di grande interesse è lo Stemma di Crema in uso prima del 1185. La ricerca dell’amico studioso Angelo Pandini lo descrive e raffigura dettagliatamente, illustrando la proposta inviata all’amministrazione comunale negli Anni Ottanta per proporre un cambiamento dello stesso: mantenendo i colori e aggiungendo una croce bianca al centro dello stemma.

"Morale dello scudo: il reale stemma dell’identità storica dei cremaschi".

Vedremo in particolare le insegne del Marchese di Monferrato, donateci dopo la ricostruzione della nostra città nel 1185, ricche di particolari fondamentali per le modifiche dello Stemma nelle varie epoche. La fortuna degli stemmi subì un duro arresto verso la fine del XVIII secolo, quando, a seguito della rivoluzione francese, l’Araldica perdette tutto il suo fascino e lo Stemma fu considerato come una manifestazione di vanità, a sostegno di una classe che le nuove ideologie intendono eliminare dagli ordinamenti sociali. Furono scalpellati e murati gli stemmi dei Podestà e Dogi della Città di Crema, situati sulla facciata del Municipio, e bruciati documenti importanti. Scrivere un libro su quest’argomento non è cosa da poco; in passato se ne occuparono parzialmente gli studiosi F. F. Dei Daugnon, nel 1874, con lo studio "La vera Arma della Città di Crema, ed il Sigillo di Giovanni Paleologo", e il sacerdote Augusto Cambié, bibliotecario e cappellano delle Carceri Mandamentali di Crema nel 1923 con "Il Gonfalone e lo Stemma di Crema". Noi raccogliamo queste importanti testimonianze e le uniamo ad altre sorte da quell’epoca ad oggi, scoperte inedite e novità di grande interesse storico-araldico. Sarà gradita ogni segnalazione o precisazione costruttiva. Riportiamo molte immagini fedeli all’originale, cercando d’essere meno ripetitivi possibile, senza riprodurle dal nuovo. Spesso sono immagini degli anni Trenta in bianco e nero, nate per lo stesso scopo di studio, che ci tramandano una certa atmosfera storica. A fine di questo lavoro durato tre anni, abbiamo selezionato e catalogato quindici Stemmi, di cui alcuni inediti, che consideriamo i più significativi. Riportiamo comunque altre interessanti varianti come documentazione. Importante la Cotta d’armi dell’Araldo della città di Crema, che partecipò a Monza nel 1838 per l’incoronazione a Re d’Italia dell’Imperatore Ferdinando I d’Asburgo, custodita presso il Museo Civico con lo Stemma in uso nel regno lombardo-veneto; vediamo lo scudo sannitico sormontato dall’aquila bicipite. Veste erroneamente attribuita al Podestà. Riportiamo inoltre gli stemmi di due dei tre importanti Municipi aggregati nel 1928: quelli di Ombriano e l’inedito di San Bernardino. Il Comune di Santa Maria della Croce non aveva un proprio Stemma caratteristico, usava lo Stemma dello Stato, vale a dire di Casa Savoia, sui documenti ufficiali e sui timbri della Giunta Municipale. Varia solo il timbro ovale dell’Ufficio dello Stato Civile che rappresenta al centro una bella Croce lobata e lavorata. Sono riprodotti a grandezza naturale in una tavola del nostro libro. Timbri originali, custoditi nel Museo Civico di Crema. In appendice pubblichiamo un drappo inedito scoperto nel lascito Benvenuti del ramo di Montodine, con quattro stemmi nobiliari importanti dipinti su fondo azzurro nel 1622, relative a quattro importanti famiglie: "Benvenuta, Cattanea, Rivella, Obiza", quest’ultime due ormai estinte. Una doverosa precisazione, (che non riguarda i sopra descritti): la presenza di uno Stemma famigliare non equivale ad una effettiva nobiltà. In molti casi infatti si tratta di "affaristi": commercianti, proprietari terrieri e gestori di mulini o benestanti che, forti della ricchezza acquisita, comprano la nobiltà da Venezia quando la Serenissima ha urgente bisogno di danaro per risanare le casse. Difatti in quel periodo, che per Crema durò dal 1449 al 1797, vi fu una nascita frequente di Stemmi famigliari. Per questo, le autorità del successivo Regno Lombardo-Veneto, nell’ambito della Restaurazione dopo il periodo napoleonico, fin dai primi anni di governo, compilarono ben due "Elenco dei Nobili Lombardi", nel 1828 e nel 1840 in modo completo, certificando e distinguendo i veri nobili con titoli come: Principe, Duca, Visconte, Conte, Marchese, Barone, Cavaliere dell’Impero Austriaco, dai signori benestanti.

                                                                                                            (Dalla presentazione di Mario Cassi)