Stemmi e blasoni di Crema

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Descrivere il blasone dei colori, delle divise e delle livree, come vedremo nel libro, ha lo scopo che tutti i lettori possano conoscere il nobile significato che trasmettono e vogliono tramandare. L’Araldica è fondamentalmente un linguaggio figurato, e uno Stemma narra un’impresa, ricorda un fatto, per questo diventa un distintivo, un cognome disegnato per una famiglia o una Città. Di grande interesse è lo Stemma di Crema in uso prima del 1185. La ricerca dell’amico studioso Angelo Pandini lo descrive e raffigura dettagliatamente, illustrando la proposta inviata all’amministrazione comunale negli Anni Ottanta per proporre un cambiamento dello stesso: mantenendo i colori e aggiungendo una croce bianca al centro dello stemma.

“Morale dello scudo: il reale stemma dell’identità storica dei cremaschi”.

Vedremo in particolare le insegne del Marchese di Monferrato, donateci dopo la ricostruzione della nostra città nel 1185, ricche di particolari fondamentali per le modifiche dello Stemma nelle varie epoche. La fortuna degli stemmi subì un duro arresto verso la fine del XVIII secolo, quando, a seguito della rivoluzione francese, l’Araldica perdette tutto il suo fascino e lo Stemma fu considerato come una manifestazione di vanità, a sostegno di una classe che le nuove ideologie intendono eliminare dagli ordinamenti sociali. Furono scalpellati e murati gli stemmi dei Podestà e Dogi della Città di Crema, situati sulla facciata del Municipio, e bruciati documenti importanti. Scrivere un libro su quest’argomento non è cosa da poco; in passato se ne occuparono parzialmente gli studiosi F. F. Dei Daugnon, nel 1874, con lo studio “La vera Arma della Città di Crema, ed il Sigillo di Giovanni Paleologo”, e il sacerdote Augusto Cambié, bibliotecario e cappellano delle Carceri Mandamentali di Crema nel 1923 con “Il Gonfalone e lo Stemma di Crema”. Noi raccogliamo queste importanti testimonianze e le uniamo ad altre sorte da quell’epoca ad oggi, scoperte inedite e novità di grande interesse storico-araldico. Sarà gradita ogni segnalazione o precisazione costruttiva. Riportiamo molte immagini fedeli all’originale, cercando d’essere meno ripetitivi possibile, senza riprodurle dal nuovo. Spesso sono immagini degli anni Trenta in bianco e nero, nate per lo stesso scopo di studio, che ci tramandano una certa atmosfera storica. A fine di questo lavoro durato tre anni, abbiamo selezionato e catalogato quindici Stemmi, di cui alcuni inediti, che consideriamo i più significativi. Riportiamo comunque altre interessanti varianti come documentazione. Importante la Cotta d’armi dell’Araldo della città di Crema, che partecipò a Monza nel 1838 per l’incoronazione a Re d’Italia dell’Imperatore Ferdinando I d’Asburgo, custodita presso il Museo Civico con lo Stemma in uso nel regno lombardo-veneto; vediamo lo scudo sannitico sormontato dall’aquila bicipite. Veste erroneamente attribuita al Podestà. Riportiamo inoltre gli stemmi di due dei tre importanti Municipi aggregati nel 1928: quelli di Ombriano e l’inedito di San Bernardino. Il Comune di Santa Maria della Croce non aveva un proprio Stemma caratteristico, usava lo Stemma dello Stato, vale a dire di Casa Savoia, sui documenti ufficiali e sui timbri della Giunta Municipale. Varia solo il timbro ovale dell’Ufficio dello Stato Civile che rappresenta al centro una bella Croce lobata e lavorata. Sono riprodotti a grandezza naturale in una tavola del nostro libro. Timbri originali, custoditi nel Museo Civico di Crema. In appendice pubblichiamo un drappo inedito scoperto nel lascito Benvenuti del ramo di Montodine, con quattro stemmi nobiliari importanti dipinti su fondo azzurro nel 1622, relative a quattro importanti famiglie: “Benvenuta, Cattanea, Rivella, Obiza”, quest’ultime due ormai estinte. Una doverosa precisazione, (che non riguarda i sopra descritti): la presenza di uno Stemma famigliare non equivale ad una effettiva nobiltà. In molti casi infatti si tratta di “affaristi”: commercianti, proprietari terrieri e gestori di mulini o benestanti che, forti della ricchezza acquisita, comprano la nobiltà da Venezia quando la Serenissima ha urgente bisogno di danaro per risanare le casse. Difatti in quel periodo, che per Crema durò dal 1449 al 1797, vi fu una nascita frequente di Stemmi famigliari. Per questo, le autorità del successivo Regno Lombardo-Veneto, nell’ambito della Restaurazione dopo il periodo napoleonico, fin dai primi anni di governo, compilarono ben due “Elenco dei Nobili Lombardi”, nel 1828 e nel 1840 in modo completo, certificando e distinguendo i veri nobili con titoli come: Principe, Duca, Visconte, Conte, Marchese, Barone, Cavaliere dell’Impero Austriaco, dai signori benestanti.